La prima sega da una ragazza
A lei ho insegnato io perché non era pratica a baciare usando la lingua ma ha imparato in un amen.
Ricordo quante volte sono rientrato a casa con i testicoli che dolevano per l'eccitazione prolungata e quante volte mi sono venuto nelle mutande per lo stesso motivo.
Limonavamo ma ci toccavano anche, la baciavo e le toccavo il seno, mi veniva duro come la pietra e spesso finiva come ho detto. Andavamo in campagna o in spiaggia tra le barche tirate in secco. A volte c'era qualche barca messa su cavalletti, capovolta per manutenzione e noi ci infilavamo sotto.
Dopo un mese di quelle effusioni ho preso coraggio e nei momenti caldi ho provato a insinuare una mano e toccarla tra le gambe.
Non sapevo esattamente cosa avrei fatto ma l'istinto era quello. La toccavo con il dito, lo strofinavo sulle mutandine e lei mi lasciava fare, anzi, dopo un po ho sentito lei toccare me attraverso i pantaloni ma sentivo la sua mano tastare.
Mi sono bagnato le mutande, mi si era rotto il giocattolo, ero arrabbiato con me stesso ma non potevo rimanere in quello stato, mi sentivo bagnato e a disagio. Di lì a poco siamo andati via e forse mi sono comportato da egoista, avrei dovuto fare qualcosa anche io, forse lei aspettava qualcosa. Ero inesperto.
Il giorno che non ho più dimenticato l'ho portata con lo scooter
dove mio padre aveva il magazzino dei suoi attrezzi da lavoro, avevo la chiave. Non avevamo da sedersi, eravamo tra scaffali e stipetti, stavamo in piedi a limonata e toccarci, non c'era molta luce che filtrava da una finestra semiostruita, ma si ci vedeva. Ad un certo punto ho sentito lei aprirmi la lampo dei pantaloni e infilare la mano dentro. Aveva il mio pene duro in mano, anche se ancora nelle mutande.
Sentivo il cuore andare a mille, mi pulsata in gola e non riuscivo più a connettere non sapevo più che fare, ero paralizzato ma eccitatissimo.
Non so quanto tempo era passato quando ho sentito la sua mano infilarsi nelle mutande e toccarmi a pelle, lo ha messo fuori e ho capito che dovevo lasciarla fare e assecondare. È stata un po a tenerlo in mano poi piano piano ha iniziato a masturbarmi. Ho immaginato che avesse dovuto parlare con qualche amica perché sapeva cosa fare. Aveva un modo di muovere la mano struggente, movimenti leggeri e cortissimi, sembrava avesse paura di farmi male. Ero stordito, non so quanto è durato, avevo perso la nozione del tempo ma non credo di essere andato oltre 30 secondi. Ero con la schiena appoggiata al muro mi sono inarcato e ho visto nella semioscurita' che eiaculavo a fiotti con il mio pene nella sua mano. Mi sono ritrovato con le gambe piegate e il cuore in gola. Lei stava al mio fianco, le ho voltato il capo e l'ho baciata sulla bocca. Avrei voluto provare a dar piacere a lei ma doveva rientrare a casa. Ho avuto modo di farlo in seguito ma ha dovuto insegnarmi perché non trovavo il clitoride. Quella è stata la prima sega fatta a me da una femmina. Non posso dimenticarla. È stata l'esperienza sessuale che mi ha dato più piacere nella mia vita, mai più provato un'emozione simile. Ogni tanto ancora oggi la vedo, lei è sposata con 2 figlie. Non ci salutavano, poi un giorno l'ho incontrata in un supermercato, ci siamo guardati, lei mi ha guardato per un po poi mi ha chiesto: " ti ricordi di me?" L'ho guardata e ho risposto: "certo che mi ricordo di te," da allora quando ci incontriamo ci salutiamo.
Si è comportata in modo più maturo, di me, è lei che ha deciso quello che avrebbe fatto, si era preparata, io posso dire di essere stato spettatore e di essere stato immeritatamente gratificato. È stata quella esperienza che ha fatto di me un cultore della masturbazione fatta da mano di donna. Da quella ragazzina precoce ho ricevuto un imprinting che ancora oggi mi condiziona. E chi se la scorda...!!
Non so se ha preso quella iniziativa per desiderio o per curiosità, penso entrambe le cose, per lei è stata sicuramente la prima volta ad aver visto un maschio eiaculare, fatto è che lei è stata all'altezza della situazione nonostante la giovanissima età, io sicuramente meno, ho preso più di quello che ho dato anche se successivamente ho in parte rimediato. Ci ho pensato e ci penso spesso a quel giorno. Lei si chiama Claudia.